Misteri dell'Anmer

Divini aiuti

Forse questa è stata la giornata più emozionante della mia vita. Ma partiamo dall’inizio: sull’Acheronte veniamo sballottolati dai vari cubi che levitano in giro, fino a quando non ci provano ad attaccare degli Yugoloth: appena erigiamo delle difese questi provano a scappare, ma decidiamo di buttarci sul loro capo e lo facciamo fuori in un battibaleno. Subito dopo vengono incontro degli Inevitabili: questi dicono che il loro padrone vuole incontrarmi, e ci dicono di seguirli. Finiamo nell’ultimo strato dell’Acheronte: l’Ochantus. Qui lo Stige si ghiaccia in tanti frammenti affilatissimi che piovono dal cielo squarciando le carni di chi colpiscono. Grazie a Thanadross non subisco danni, e ad un certo punto gli inevitabili ci attaccano: un’altra prova del loro misterioso padrone. Li eliminiamo velocemente, ma lo psion viene colpito da raggi di energia negativa, che lo debilitano in condizioni critiche. Qui Marchosias fa la sua mossa, imprigionando i due con delle catene da lui animate.

Una volta fatti fuori ci troviamo in quello che sembra l’occhio del ciclone di questa tempesta di lame ghiacciate. E ci troviamo al cospetto di nessun’altro che Wee Jas, la dea della morte. Essendo una dea io mi inchino rispettosamente rialzandomi subito dopo. Lei mi dice che ha sentito parlare di me e che sa dei miei obiettivi. Rimango non poco impressionato: una dea, che cerca proprio me, Ethrick Deadbringer, nato in un anonimo e sconosciuto villaggio fra le montagne. Allora tutto quello che ho passato non è stato vano, alla fine il mio valore è stato riconosciuto dalle più grandi potenze del Multiverso.

Lei mi propone un accordo: vuole un tempio nella mia città, il più grande tempio, e in cambio mi aiuterà a costruire la città e invierà suoi emissari da ogni dove per far parte di questa. Io tuttavia rimarrò sempre devoto al Signore di Ogni Segreto, e non vorrei che Vecna pensasse che ho cambiato schieramento per passare dalla parte della dea della Morte. Perciò le chiedo se posso parlare con lui. Lei acconsente.

Qui credo di aver raggiunto l’apice: un Suo avatar appare vicino a me, l’idea che sia un’illusione mi sfiora, ma in quel momento non potevo non pensare a quello che stavo vivendo, un vero incontro fra dei. Vecna rimane in silenzio, ascoltando le trattative, fin quando non decido di chiedere a Wee Jas di convocare anche Mephistofele, l’altra potenza che ingrosserà le forze della mia città.

Se ci penso mi viene la pelle d’oca: io, lì a parlare e contrattare con tre divinità, da pari a pari. Chissà se un giorno potrò arrivare a quel livello, diventare io stesso una Potenza. Ad ogni caso Vecna non sembra avere nulla in contrario a fare un tempio della dea della morte, io puntualizzo che saranno sempre miei sudditi, i suoi chierici, e la città sarà la mia, non la sua. Mephistofele è d’accordo a fornire la milizia in cambio del suo tempio. Ad accordi fatti entrambi tornano ai loro domini, e Wee Jas si intrattiene ancora un pò a parlare fino a quando non ci trasporta gentilmente dove vogliamo, ad Erth’anyn.

Marchosias sembra impressionato: non si aspettava, come non me lo aspettavo nemmeno io, che degli dei mi cercassero. E in più abbiamo combattuto ancora insieme, mostrando le nostre capacità. Sono molto contento che lui si sia unito a noi, insieme formiamo una squadra imbattibile: Io, con il mio esercito e il mio potere magico, Revius, che fonde la carne come fosse burro, Anub’arak, il pugnale invisibile, e infine Marchosias, la velocità e la potenza degli inferi.

Torniamo a Kordurin e comincio a girare per gli inviti della festa, solo due clan si oppongono e mi chiedono un favore, i braccianti e il clero. I braccianti ci chiedono di tenere il fronte per un giorno, il clero ci chiede di eliminare delle unità d’elitè che stanno cercando di penetrare nella capitale nanica. Decido di richiamare sul piano materiale un Gelugon, uno dei 999 di Cania. Lui viene e dopo delle trattative lo arruolo. Dopo di che Revius e Marchosias divinano una tribù di giganti e lo psion usa le sue abilità per piegare la loro volontà alla nostra causa.

Dopo una lunga battaglia abbiamo la meglio, e la sera torniamo vittoriosi a Kordurin. Ora sono rimaste solamente un paio di cose da fare: eliminare il lich definitivamente ed eliminare questo gruppo di ogre.

Oggi come non mai mi sono soffermato a pensare a quanti passi avanti abbiamo fatto da quella notte di neve, dove stavamo morendo di freddo in quella grotta sperduta nelle montagne e abbiamo dovuto usare quel povero mercante di pentole per ravvivare il fuoco. Eravamo come delle formiche che zampettano fra i piedi di giganti, poi siamo arrivati in capitale, dove ci siamo fatti usare da tutti, tutto per ottenere un briciolo di potere. Poi la gente ci ha conosciuti, ammirati, temuti… addirittura hanno fatto delle bambole di Memnoch. E ora, veniamo convocati dagli dei stessi, i creatori del Multiverso. Siamo diventati dei grandi, certo, ma sarà per l’esperienza, o per l’amuleto della Saggezza che porto al collo, credo che ancora siamo ai primi scalini, ora un errore sarà più catastrofico rispetto a quello che successe quella volta che feci i volantini delle resurrezioni a metà prezzo. Dovremo stare molto più attenti, e non ci dovremo distrarre un attimo.

Anelo tanto a quel momento nel quale potrò sedermi sul mio trono, tranquillo finalmente, quando non avrò più nemici da uccidere o ostacoli da oltrepassare, con l’eternità davanti per fare quello che voglio, sorretto dalla mia città e dal mio popolo. Libero finalmente dalla maledizione che grava sulla mia anima.

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Mucco Erevar

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